Con l’ordinanza n. 25/2026, la Corte Costituzionale è tornata a intervenire sul tema del ritardato pagamento del TFS (Trattamento di Fine Servizio) ai dipendenti pubblici, definendo l’attuale sistema un vero e proprio “vulnus di costituzionalità”. La Consulta ha fissato un termine preciso: entro gennaio 2027 dovrà essere individuata una soluzione normativa adeguata.
Positiva la reazione della CISL e delle sue federazioni di categoria – FP CISL, FSUR CISL e FNP CISL – che da tempo denunciano le criticità legate ai tempi di liquidazione del TFS. Il pronunciamento della Corte viene letto come una conferma della necessità urgente di riformare una disciplina ormai ritenuta non più sostenibile.
La mobilitazione sindacale
Il sindacato sottolinea come la questione sia da anni al centro dell’azione rivendicativa. La raccolta firme promossa insieme alle federazioni ha superato le 80.000 adesioni tra lavoratori e lavoratrici del pubblico impiego, a dimostrazione della rilevanza del problema.
“Non è più rinviabile una modifica della normativa – si legge in una nota unitaria –. È fondamentale garantire tempi certi e modalità chiare per la liquidazione di somme maturate nel corso di un’intera vita lavorativa.”
Diritti dei lavoratori e sostenibilità dei conti pubblici
Pur riconoscendo l’esigenza di mantenere l’equilibrio dei conti pubblici, la CISL evidenzia come l’attuale contesto economico consenta finalmente un intervento strutturale. Il ritardo pluriennale nell’erogazione del TFS continua infatti a penalizzare migliaia di neo-pensionati, incidendo sulla loro stabilità economica e sulla dignità personale.
L’obiettivo, ora, è evitare ulteriori rinvii: il termine indicato dalla Corte Costituzionale dovrà rappresentare un passaggio decisivo per arrivare a una riforma concreta e definitiva del sistema.

